Vini e drink anni ‘80: ma ne siamo usciti davvero?

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Non potevamo certo esimerci, a distanza di 40 anni, di raccontare uno dei decenni più controversi, pazzi, estrosi, kitsch che la storia abbia mai visto. Ci siamo arrivati tardi? Poco importa, la filosofia insegna che bisogna sedersi sulle spalle dei giganti per vedere più lontano, e noi lo abbiamo fatto, scegliendo come punto di vista, neanche il caso di dirlo, il vino. Che vino si beveva negli anni ‘80? E quali cocktail? Cosa si mangiava? Facciamo un passo indietro. Iniziati con Il tempo delle mele e finiti con la caduta del muro di Berlino, gli anni ‘80 sono gli anni che vedono affermarsi la musica punk, la musica elettronica, la creama di whisky, il pop più spinto e dissacrante (e qui, ecco che parte Like a Prayer di Madonna), sono gli anni delle spalline pronunciate, dei jeans a vita alta e, davvero, potremmo continuare all’infinito. In linea con la moda dell’epoca, a tinte fluo e colori sgargianti, i piatti anni ‘80 erano coloratissimi: nasce proprio in questi anni il celebre carpaccio bresaola rucola e grana, il risotto alla fragola e l’immancabile piatto di pennette alla vodka, la versione più pop porno dell’Amatriciana (ammesso che si possa essere più pop porno dell’Amatriciana, ma tant’è). Ah, anche macedonia e Banana Split sono di questi anni. E che vino accompagnava questi bei piatti? E i giovani che cocktail bevevano? Ve lo diciamo noi. 

Vini e drink anni ’80: l’importanza di chiamarsi Galestro

Negli anni ‘80 in tutti questi piatti c’era lui, no, non il prezzemolo, ma il Galestro. Bianco con riflessi verdolini, nasce in terra Toscana e deve il suo nome al terreno a scisti argillosi di cui il Chianti è prodigo. Eh, come dimenticare il Galestro, vino versatilissimo, si potrebbe dire, anche un po’ popolano ma, per i tempi, anche molto innovativo, pulito e rinvigorente. Tutto questo era lui, un vino giovane e scanzonato, da drive in se fosse nato in America. Ma è nato in Italia e tanto basta a fare di lui un fenomeno da anni ‘80, surclassato ben presto da bianchi di altro spessore. 

Tocai, Tocai: c’eravamo tanto bevuti

Il Tocai è forse uno dei vini più amati dai friulani, molto in voga negli anni ’80. Ora, come si sa, non può più essere chiamato così, dopo la battaglia giuridica tra Italia e Ungheria che ha costretto il Friuli a non utilizzare più il termine Tocai per identificare il vitigno: la caratteristica principale di questo vino è il profumo, gradevolissimo e piacevolmente mandorlato, che rimanda a un gusto altrettanto amarognolo. Di colore giallo paglierino particolarmente scarico, segno distintivo di gioventù ed eleganza, le leggende campagnole e di provincia del Friuli e del Veneto lo vedono come il re degli aperitivi anni ’80, senza nulla togliere, ovviamente, all’onnipresente Spritz, non quello aranciato che beviamo oggi, ma quello fatto con il vino bianco, l’acqua frizzante e l’oliva. Tocai, Tocai, c’eravamo tanto bevuti.

C’era una volta il Refosco dal Peduncolo Rosso

Anche se le origini del Refosco dal Peduncolo Rosso sono un po’ oscure, tutte le notizie che abbiamo di questo vino suggeriscono che sia autoctono dell’area friulana; quest’uva era già nota nei tempi antichi, tanto decantata da Plinio il Vecchio. Ma sarà a partire dagli anni ’80 che questo vino conoscerà l’apice della sua fama: vino decisamente tannico e dalla spiccata freschezza, il vitigno è un po’ scontroso e ribelle da allevare, diciamo uno di quei figli un po’ in crisi adolescenziale, ma negli anni ’80 questo vino era il protagonista di ogni grigliata degna di questo nome.

Vini e drink anni ’80: l’Angelo Azzurro 

Angelo Azzurro: per il colore ceruleo etereo e per il nome ingannerebbe anche i più navigati frequentatori di bar. State attenti, l’Angelo Azzurro è un cocktail che stenderebbe anche Mike Tyson. Facile da preparare però: direttamente nel bicchiere o grazie a uno shaker, versa del ghiaccio, poi il Gin, il Cointreau una piccola parte di Blue Curaçao. Si materializzerà all’istante un infuso dal colore blu intenso e, al secondo bicchiere, anche un gran mal di testa il giorno dopo. 

Vini e drink anni ’80: il B52

Anche se la sua prima apparizione risale agli anni ‘70, il B-52 è poi diventato di culto negli anni ‘80. Di origini incerte, deve il suo nome al celebre bombardiere americano che, durante la guerra in Vietnam ha incendiato i cieli con abbondanti fiotti di napalm. Gli ingredienti per questo cocktail sono tre e si misurano in parti uguali: liquore al caffè, Irish cream e poi Grand Marnier. Il risultato è delizioso, una sorta di cocktail a strati che avviluppa sensazioni dolci e emozioni cremose; davvero un grande cult. 

Vini e drink anni ’80: iI Long Island 

Mai come per questo cocktail è il caso di dire “È l’ora del tè”. Inventato tra il 1980 e il 1987 sull’isola di Long Island deve il nome sia al luogo dove nasce, sia alla somiglianza con il tè freddo, al quale però, almeno nel sapore, non assomiglia per niente. Secondo la leggenda questo drink circolava un po’ sottobanco già durante gli anni del proibizionismo e, per occultare la base alcolica, si era soliti aggiungere della Coca Cola per accentuare la somiglianza con il tè freddo. Geniali eh? Questo particolarissimo tè freddo si compone di: 1,5 cl di vodka, 1,5 cl di rum bianco, 1,5 cl di triple sec, 1,5 cl di gin, 2,5 succo di limone fresco, 3 cl di sciroppo di zucchero, 1, spruzzo di Coca-Cola.

Alla luce di quanto detto, dopo 40 anni di vino che è passato sotto ai ponti, siamo davvero sicuri di essere usciti dagli anni ‘80?

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