I vitigni autoctoni della Liguria

0
235

La Liguria è una regione particolarmente adatta alla coltivazione della vite. Stretta tra le montagne a Nord e il mare a Sud, ha un territorio quasi interamente collinare o montuoso. Le belle esposizioni soleggiate rivolte a mezzogiorno, gli Appennini e le Alpi che la proteggono dai venti freddi provenienti del Nord e le brezze del mare che mitigano il clima, rendendolo dolce e temperato in ogni stagione, costituiscono condizioni climatiche ideali per la viticoltura. I versanti delle montagne salgono ripidi dal mare e le vigne sono coltivate ad altitudini comprese tra i 200 e i 500 metri, in presenza di notevoli escursioni termiche, che favoriscono una maturazione lenta e graduale delle uve, con profili aromatici particolarmente intensi e concentrati.

Se tutte queste caratteristiche creano un perfetto habitat naturale per la coltivazione della vite, non altrettanto possiamo dire per la disponibilità di terreni da coltivare e per la conduzione dei lavori in vigna. I vigneti sono spesso strappati alla montagna con opere di terrazzamento, che s’inerpicano sui rilievi in forte pendenza. Un’opera di addomesticamento della montagna, secolare e faticosa, che ha contribuito a creare un paesaggio caratteristico, con vigne di rara bellezza scenografica, soprattutto nella zona delle Cinque Terre. Anche oggi il lavoro dei viticoltori è tutto manuale, senza possibilità di meccanizzazione e con difficoltà di vendemmia e trasporto delle uve in cantina. Non a caso la viticoltura di buona parte della Liguria è definita “eroica”, proprio per sottolineare la fatica, la dedizione e il sacrificio che comporta. Si tratta anche di un’agricoltura naturalmente improntata a basse rese per ettaro e con costi di produzione molto alti rispetto alle zone pianeggianti.

Tutte queste caratteristiche rendono la viticoltura e i vini liguri ancora più preziosi, per la loro connotazione di prodotti tipici di un terroir unico e inimitabile. In una regione con una viticoltura così radicata al territorio e alle tradizioni, non ci stupisce trovare quasi esclusivamente vitigni autoctoni, che nel corso dei secoli hanno saputo adattarsi e una situazione pedoclimatica così complessa e difficile.

Cominciamo il nostro viaggio dalla Riviera di Levante, dove oltre a vermentino e sangiovese, diffusi ampiamente in Lunigiana al confine con la Toscana, troviamo alcuni vitigni autoctoni molti interessanti, alcuni dei quali contribuiscono a dar vita al Cinque terre Sciacchetrà DOC, una delle eccellenze dell’enologia della Regione.

  • Pollera Nera: Prima di addentrarci nella magnifica zona delle Cinque Terre, ci occupiamo di un piccolo vitigno autoctono a bacca rossa, ormai presente solo in Lunigiana e nella valle del Magra. Si tratta dell’uva pollera nera, che oggi è coltivata solo su una piccola superficie di qualche ettaro, mentre in passato era diffusa in tutto il territorio di La Spezia, fino alle Cinque Terre. E’ un vitigno in via d’estinzione, che produce grappoli piuttosto grandi con acini dal colore viola tenue, con una buccia sottile. Per tradizione, è sempre stata utilizzata in blend con altre uve a bacca rossa del territorio, per via delle sue rese abbondanti. Se vinificata in purezza, dona vini dal colore rubino scarico, leggeri, aromaticamente semplici e di consumo immediato.
  • Albarola: E’ un autoctono a bacca bianca diffuso soprattutto nella zona delle Cinque Terre ed entra a far parte, con bosco e vermentino, del Cinque Terre Doc e Sciacchetrà Doc. Le sue origini restano piuttosto misteriose, anche se sembra avere qualche similitudine con un altro vitigno autoctono ligure, la bianchetta genovese. Ama le esposizioni soleggiate, fresche e ventilate e produce grappoli piuttosto piccoli con acino dalla buccia sottile e pruinosa. Se vinificato in purezza, dona vini dal colore giallo paglierino chiaro, con delicati profumi di erbe di campo, dal gusto armonioso e poco acido. Per questo suo profilo piuttosto semplice, si preferisce utilizzarlo in uvaggio per produrre il Cinque Terre Doc.
  • Bosco: Anche l’uva bosco è autoctona della zona di Levante, in particolare di Riomaggiore. È un vitigno a bacca bianca che produce grappoli abbastanza grandi con buccia spessa e pruinosa. Difficilmente è vinificato in purezza, quasi sempre viene utilizzato per produrre il Cinque Terre Sciacchetrà DOC. Tende, infatti, a ossidarsi piuttosto facilmente e questa sua caratteristica, unita a una propensione naturale all’appassimento, lo rendono perfetto per la produzione di vini dolci.
  • Bianchetta Genovese: E’ un vitigno autoctono a bacca bianca, coltivato nella zona della Val Polcevera, nei pressi di Genova. Molto antico e dalle origini incerte, è un vitigno che ha alcuni tratti in comune con l’albarola. In passato era presente in tutta la riviera di Levante ma oggi la sua coltivazione è limitata solo alla zona storica. E’ un vitigno resistente, con una maturazione piuttosto precoce. Può essere allevato anche a buone altitudini, in zone dal clima fresco e ventilato. Produce grappoli piuttosto piccoli, con buccia sottile e pruinosa di colore giallo-verdastro. Vinificato in purezza, regala vini dal colore giallo paglierino tenue, con delicati profumi floreali. Il gusto è fresco, leggero con finale piacevolmente sapido.
  • Scimiscià: E’ un altro vitigno autoctono ligure che ha rischiato l’estinzione, soprattutto per la sua scarsa produttività, conosciuto anche con i nomi di cimixà, scimixà o ximixà. Il nome deriva dall’espressione ligure “cimiciato” che significa puntinato, a sottolineare la presenza di piccole macchie sulla buccia degli acini maturi. E’ un vitigno a bacca bianca di cui non si conoscono le origini, ma è da sempre presente nell’entroterra di Chiavari e Lavagna. Oggi ne rimangono poche vigne solo in Val Fontanabuona, grazie all’impegno e alla passione di alcuni vigneron locali. E’ una pianta che produce pochi grappoli, con acini dall’alto tenore zuccherino, adatti anche a realizzare vini passiti particolarmente morbidi e suadenti. In vino secco prodotto con scimiscià è piuttosto interessante. Ha un colore giallo paglierino e al naso sprigiona un bouquet con profumi di fiori bianchi, fresche note agrumate e fruttate. Al palato ha un buon corpo, con frutto ricco, armonioso e chiusura sapida.
  • Lumassina: Detto anche mataossù, è un altro vitigno autoctono a bacca bianca dalla diffusione territoriale molto limitata, che viene coltivato nell’entroterra di Finale Ligure e Noli. Il nome in ligure significa lumachina e fa riferimento a un tipico abbinamento della cucina del territorio, che per antica tradizione accompagnava le lumache in umido o al verde con il vino Lumassina. E’ una pianta dalla produzione abbondante e a maturazione tardiva, con grappoli piuttosto grandi e acini con una buccia sottile di colore verdastro. Il vino ha un colore giallo paglierino scarico. Al naso esprime delicati aromi floreali e fruttati, con sentori di erbe di campo. Il gusto è leggero, fresco e sapido. Per la sua buona acidità, è adatto anche alla spumantizzazione con Metodo Martinotti o Metodo Classico.
  • Pigato: Tra i vitigni a bacca bianca autoctoni della Liguria è sicuramente il più famoso. La sua diffusione è limitata alle provincie di Savona e soprattutto Imperia, dove ha trovato condizioni climatiche e suoli per esprimersi al meglio. Ama, infatti, le esposizioni collinari, soleggiate, ma fresche e ventilate. Si tratta di un vitigno che ha molte similitudini con il vermentino, tanto da supporre che ne sia un clone, che si è poi differenziato localmente nel corso dei secoli. Il nome deriva dall’espressione ligure “picau”, ovvero coperto di puntini, così come appaiono gli acini quando arrivano a maturazione completa. Il vino ha un colore giallo paglierino, con un profilo aromatico che esprime profumi di erbe officinali, macchia mediterranea e aromi di frutta matura a polpa gialla. Al palato ha buon corpo, frutto ampio, armonioso, bella freschezza e sapidità. Il finale è leggermente ammandorlato.
  • Rossese di Dolceacqua: Chiudiamo con un vitigno a bacca rossa dalle caratteristiche molto interessanti. Le sue origini sono incerte, ma pare che sia arrivato nel ponente ligure dal sud della Francia e abbia trovato il suo habitat ideale sulle colline vicino a Imperia, in Val Nervia e in Valle Crosia. Ancora oggi è spesso allevato ad alberello, secondo l’antica consuetudine mediterranea. Ha una buona produttività e una maturazione piuttosto precoce. I grappoli sono abbastanza grandi con acini dalla buccia blu-violacea, molto pruinosa. Il vino ha un colore rosso rubino scarico con delicati profumi floreali, aromi di piccoli frutti di bosco e sentori lievemente speziati. Al palato è molto armonioso ed elegante con tannini leggeri e piacevole freschezza. A tavola predilige gli abbinamenti con carni bianche, oppure con piatti di pesce in umido.

Rispondi