Etna: i vini del vulcano

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La viticoltura dell’Etna sta vivendo un periodo di rinascita e rinnovato interesse sia a livello nazionale, che internazionale. Oltre all’eccellente livello qualitativo raggiunto negli ultimi anni dai vini del Mongibello, non va sottovalutato il fascino di un territorio
unico al mondo.

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L’Etna si trova in un contesto paesaggistico molto suggestivo, caratterizzato da scenari naturali di bellezza infinita. Il vulcano si erge, poco distante delle splendide coste del mare, con il suo carico di miti, leggende e storie millenarie. I suoli sono costituiti da rocce laviche, ceneri vulcaniche, pomici e sciare, che hanno più volte ridisegnato il volto dell’Etna nel corso dei millenni. I terreni sono ricchissimi di minerali, che conferiscono ai vini un’austerità e una nota pietrosa, tipica e inimitabile.

I versanti nord orientali del vulcano, godono di un clima particolarissimo, con il sole rovente, che viene mitigato dalle temperature fresche dell’altitudine e dalle dolci brezze marine. Le vigne sono coltivate nella fascia compresa tra i 400 e i 1000 metri di altitudine, una zona con escursioni termiche stagionali e soprattutto tra il giorno e la
notte, molto elevate, che conferiscono alle uve profili aromatici di grande intensità e finezza.

Sono ancora molto numerosi i vecchi impianti a piede franco, allevati ad alberello secondo l’antica tradizione greca: un modo di coltivare la vite che consente alle piante di resistere al vento e di far tesoro della poca umidità notturna.

Sono viti con basse rese, che donano uve di alta concentrazione aromatica, perfette per produrre vini di qualità. Questa viticoltura antica, ha permesso anche di conservare sull’Etna un patrimonio i vitigni autoctoni a bacca bianca e rossa di grande interesse: carricanteminnella bianca, nerello mascalese, nerello cappuccio. Le nuove vigne sono state piantate nel segno della tradizione, privilegiando le uve del territorio e con sesti d’impianto ad alta densità per ettaro.

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I vitigni a bacca bianca

  • Carricante: I vini bianchi dell’Etna, sono principalmente prodotti con il vitigno carricante, coltivato soprattutto nelle vigne più alte del versante orientale del vulcano. Il carricante è un’uva autoctona a bacca bianca caratterizzata da una produttività piuttosto elevata, che va contenuta in vigna per riuscire ad avere grappoli con la giusta concentrazione d’aromi. In passato veniva spesso vinificato con altre uve bianche, soprattutto catarratto e minnella. Oggi, nelle versioni in purezza, ha raggiunto vette di grande eccellenza, tanto da farne uno dei bianchi più interessanti della Sicilia, sotto la denominazione Etna Bianco Doc. Il vino ha un colore giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso esprime freschi profumi di ginestra, zagara, buccia d’agrumi. Al palato si caratterizza per una vibrante freschezza agrumata, unita a una profonda vena minerale e sapida. Viene solitamente affinato in acciaio, ma non mancano ottime versioni maturate in legno, per ammorbidire un po’ l’acidità esuberante e rendere il bouquet più complesso. Ottimo in abbinamento con menù di pesce dai sapori delicati e con la cucina di mare del territorio.
  • Minnella Bianca: Un altro vitigno autoctono a bacca bianca dell’Etna è la minnella bianca, che prende il nome dalla parola dialettale “minna”, proprio perché il suo acino assomiglia nella forma a un seno. Tradizionalmente presente nelle vigne dell’Etna, difficilmente viene vinificata in purezza e il successo del carricante ne ha fatto quasi abbandonare la coltivazione. Utilizzata insieme ad altre uve bianche, dona al blend morbidezza e una leggera nota aromatica.
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 I vitigni a bacca rossa

  • Nerello Mascalese: Il vitigno autoctono a bacca rossa più coltivato sull’Etna è il nerello mascalese, che deriva il suo nome dal luogo d’origine, la piana di Mascali. Si tratta di un’uva a maturazione tardiva, che per solito si vendemmia verso metà ottobre. Il vino ha un colore rosso rubino, con riflessi granato. Il profilo olfattivo è
    raffinato ed elegante, con sentori di piccola frutta rossa, nuances speziate, pietrose a volte quasi fumé. Al palato si distingue per un bouquet armonioso e complesso, con bella trama tannica, buona freschezza e spiccata mineralità. Un grande rosso che gioca sulle note dell’eleganza e si fa apprezzare per la sua finezza.
  • Nerello Cappuccio: Nelle vigne di nerello mascalese era tradizionalmente presente anche del nerello cappuccio, utilizzato per dare un po’ di morbidezza al più spigoloso mascalese. Spesso i due vitigni vengono vinificati insieme, ma recentemente alcune cantine hanno proposto il nerello cappuccio in purezza con risultati decisamente interessanti. Il vino ha un colore rosso rubino, con un aroma
    fruttato fresco e fragrante. Al palato ha tannini morbidi e una grande piacevolezza di beva, che lo rende adatto anche a un consumo immediato.

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